Questa per me è stata la seconda estate in Bosnia e comunque dopo qualche viaggio fatto durante l’anno mi sento quasi come a casa mia. Questa settimana è stata diversa rispetto all’anno scorso: nel 2006 l’entusiasmo e la paura che mi hanno accompagnato durante la mia prima esperienza del genere, molto probabilmente mi hanno impedito di notare e riflettere su certe cose. Noi di Unamano abbiamo dormito e vissuto a casa di una ragazza (Almedina) del villaggio di Skahovica e con noi è sempre rimasta anche Nihada, una ragazza che ha vissuto qualche anno in Italia e che ci ha molto aiutati con la lingua (con Almedina si parlava in inglese). Nella scuola dove di solito ci si accampava non c’era acqua (il villaggio ha problemi di acquedotto) così siamo stati ospitati da Dina (così tutti la chiamano) che avendo più possibilità “finanziarie” rispetto ad altri, ha a casa una cisterna che le permette di non avere mai problemi di questo tipo. Anche Nihada, a casa della quale abbiamo cenato più volte, ha le stesse possibilità, avendo padre e fratello che lavorano in Italia. La loro gentilezza e ospitalità sono stati davvero fantastici, non avrò mai tante parole per ringraziarle (e grazie anche alla madre di Nihada). Ed ecco la prima riflessione: la differenza quasi abissale tra delle situazioni così ed altre in cui le persone non riescono quasi a sopperire nemmeno ai bisogni primari. Anche quest’anno abbiamo visitato alcuni “casi sociali”, famiglie che hanno evidenti problemi di pagarsi le medicine, il materiale scolastico per i figli, i beni di prima necessità. Molte di queste famiglie non hanno entrate: chi non può lavorare perché è invalido, donne vedove con figli a cui il marito non pensa, e ottenere dei sussidi è molto difficile. Siamo stati a visitare una signora il cui marito era ammalato e non poteva lavorare; quando finalmente era riuscita ad ottenere una specie di pensione e doveva presentarsi con lui all’ufficio per le ultime formalità, lo ha trovato morto in casa. Abbiamo lasciato qualche soldo in più per questa famiglia e lo stesso abbiamo fatto per Fatija, una signora il cui ex marito non vuole che i figli la vadano a trovare (anche i volontari del Sunsokret gli portano gli aiuti senza che il marito lo sappia), e per la ragazza che sviene (Menissa) e che ha bisogno di medicine. L’anno scorso abbiamo anche aiutato un ragazzo che aveva bisogno di materiale scolastico; quest’anno ha finito la scuola e con ottimi risultati ma non può frequentare l’università visto che i suoi genitori non lavorano. Si è pensato ad una specie di adozione a distanza…vedremo se è fattibile. Questi casi ci sono stati segnalati sia da Dino, ma anche dalla gente del villaggio che incontravamo. Seconda riflessione: l’aiuto che queste famiglie hanno da chi ha più possibilità. Visitando alcuni casi sociali abbiamo appreso con molto piacere che qualche volta chi è in difficoltà viene aiutato dai suoi compaesani; c’è chi paga metà del costo dell’autobus per la scuola al figlio di qualcun altro, chi aiuta in qualche altro modo; anche la famiglia di Ademir si è impegnata in questo.Terza riflessione: la non integrazione dei bambini rom (i bambini non gli vogliono nemmeno dare la mano) e allora cosa possiamo fare noi per questo? L’animazione ai bambini può diventare luogo di integrazione attraverso un percorso specifico o resterà solo fine a se stessa? Quest’anno mi sono posto queste domande probabilmente per i motivi sopracitati. L’integrazione tra le due etnie che noi come gruppo di volontari cerchiamo di portare avanti e in cui crediamo, quest’anno è stata messa a dura prova proprio durante una manifestazione fatta appositamente per sensibilizzare la gente sul problema. Il torneo di calcetto tra i villaggi è stato macchiato da una partita palesemente combinata tra due squadre musulmane (Doborovici e Pribava) per non far accedere alla finale la squadra serba di Kakmuz. Le due sono state squalificate dopo aver (quasi) ammesso il trucco ma non l’hanno presa bene e il torneo si è concluso con cori non proprio sportivi e con un rifiuto dei premi che ha fatto capire l’aria che si respirava (il pallone come premio di partecipazione è stato scagliato lontano con un calcio sotto gli occhi attoniti di tutti). Come primo impatto io ho letto questa cosa come una sconfitta che il nostro gruppo di volontari ha subito e non sono riuscito a capire come un semplice torneo di calcetto tra bambini possa arrivare a tanto. Parlando poi con i volontari italiani del villaggio di Doborovici che hanno discusso con i loro ragazzi di ciò che era accaduto, allora capisci che il risentimento è ancora tanto e che forse ci vorrà ancora molto tempo per una pacificazione vera e propria (molti sono profughi che vengono da Srebrenica, dove c’è stato un famoso genocidio di musulmani da parte delle milizie serbe alla fine della guerra nel ’95). Ma quello che mi fa ancora più male è che quando, tornato in Italia, ho raccontato questa storia ad alcuni miei amici, mi sono sentito dire che quello che cerco e tutti i volontari cercano di fare è solo un’illusione, perché gli slavi sono tutti uguali e sono fatti così, arroganti e che solo Tito è riuscito a tenerli “al guinzaglio” (questo mi è stato detto da un amico che viene spesso a contatto durante il lavoro con persone provenienti dai Balcani). Ma allora tutte le persone di diversa etnia che erano sposate tra di loro, tutti gli amici che non badavano alla religione che professava uno o l’altro, la convivenza pacifica che c’è stata prima della guerra e solo frutta di una dittatura? Io non conosco come sono andate le cose ma non penso che uno si svegli alla mattina e ripudi la moglie o il marito solo perché crede in qualcos’altro; penso, e spero non sia la solita retorica, che i responsabili siano i soliti governanti e che il popolo si faccia plagiare troppo. Forse dimentichiamo che anche noi italiani abbiamo avuto la nostra dittatura con la sua conseguente guerra civile e risentimento verso quelle persone che prima magari erano state amiche (le situazione erano molto diverse ma forse il concetto principale della convivenza sta in piedi). Ma quel che è peggio è che io non riesco lì per lì a far capire ai miei amici che non si può generalizzare e che bisogna continuare a lavorare per raggiungere quell’obiettivo in cui si crede. Le persone semplici cercano la pace sia che siano slavi, africani, asiatici, italiani…almeno lasciatemelo sperare.
Guido
domenica, settembre 09, 2007
sabato, settembre 08, 2007
giovedì, marzo 01, 2007
Africa
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ho vissuto 20 giorni nella Repubblica Democratica del Congo, ospite di Beppino, prete Missionario cugino di mia madre, che io chiamo "zio"...la città è Bukavu in riva al Lago Kivu, una zona montuosa, fertile, verde, con molta acqua.
Riporto la lettera che mi "zio" mi ha chiesto di scrivere come resoconto:
"PRIMO GOL IN AFRICA"
Da Roma ad Addis Abeba non ho mai dormito tale era l’emozione di poter scorgere l’ Africa dall’alto; poi l’arrivo a Bujumbura (Burundi) e tutto è cominciato…quante mani ho stretto, quante risposte ho dato, quanti verbi in francese ho sbagliato a coniugare.Le strade delle città, piene di gente, sono come vene che trasportano il sangue in giro per il corpo…e la senzazione è proprio di una grande vitalità, si viene risucchiati tra la gente e trasportati da sguardi, colori, odori, lavori, mercati.Gente che trasporta l’impensabile sopra la testa e che vive a contatto con la terra…situazioni impensabili se paragonate al nostro mondo, quasi insopportabili e ingiustificabili se si vogliono confrontare con le nostre abitudini; e allora credo che bisogna vedere senza paragonare, capire che si è in tutt’altra situazione…dove avere 9-10 figli è una cosa normale.E’ difficile oscurare le aspettative e lasciare spazio a cio’ che si vede senza restare delusi o meravigliati; nelle città cercavo sempre di capire dove si trovava la piazza centrale, una zona pedonale, la stazione dei treni…tutte ricerche vane, tutti ricordi che mi portavo dietro dall’Italia. Ma qua siamo in Africa, punto e basta; e non in un’Africa che dovrebbe assomigliare all’ Italia. E allora tutto acquista più senso e il solo fatto di guardare fuori dalla finestra diventa una cosa speciale: bambini che giocano, gente che vende qualsiasi cosa, mamme con i figli legati dietro alla schiena, donne che trasportano carichi enormi piegandosi per restare in equilibrio.Con alcuni ragazzi del posto sono riuscito ad attraversare vari quartieri della città, passando tra le case, su sentieri strettissimi, fatti di terra e fango, con porte di ferro usate come ponticelli per attraversare piccoli rigagnoli che scendevano dall’alto; sono passato tra i cortili delle case osservando le mamme preparare il cibo, lavare e allattare. Sentivo la musica della tv fuoriuscire dalle numerose baracche di legno dei parrucchieri, e poi caffetterie, piccoli ristoranti e alimentari…ogni spazio e ogni baracca puo’ diventare un piccolo mercato o negozio.Una città dove la gestione politica sembra assente e la natura prevalere; le case crescono accanto a bananeti, polenta, piccoli terreni coltivati a manioca (uno dei loro alimenti principali). Sono situazioni che raccontate singolarmente non rendono l’idea e che prendono forma se viste globalmente e contemporaneamente.I piccoli villaggi sono circondati da una natura incontaminata, rigogliosa e spontanea, dove non c’è niente in più del necessario e dove la luce del sole o la pioggia, regolano la vita di ogni giorno. Con i ragazzi di uno di questi villaggi, dove le case sono fatte con fango, rami ed erba secca, ho organizzato una partita di calcio: con quattro pali piantati per terra si son fatte le porte, si è recuperato un pallone bucato e si è giocato. Ha vinto la mia squadra 1-0, gol mio…gol del “muzungo” (il bianco)…l’unico che si smarcava per avere la possibilità di restare solo davanti alla porta, tutti gli altri erano ammassati sulla palla…l’idea di restare soli sembra non faccia parte delle loro abitudini…”primo gol in Africa”, prima esperienza in questo enorme continente, in questa piccola parte del Congo dove ho intravisto gioia, miseria, fatiche, sorrisi, sguardi, rughe, terra, sole, pioggia, fango, fiumi, alberi, laghi, animali, monti…dove i bambini mi indicavano e mi guardavano a bocca spalancata perché avevo sbagliato il colore della pelle e dove i più grandi, molto spesso, speravano di trovare in me un aggancio per migliorare la propia situazione, con la speranza magari un giorno di poter mettere piede in Italia.Ho visto una vita difficile, fatta di sforzi fisici, dove quasi tutto deve essere fatto a mano, dove il cibo è scarso e da condividere e dove la luce e l’acqua corrente sono cose per pochi…e ancora ho visto abiti da festa, chiese strapiene, chierichetti danzare, cori cantare, gente ballare, ragazzi studiare…iniziative bellissime, gestite da missionari, suore e laici. Le parrocchie sono veri punti di riferimento per la gente della città e dei villaggi e questo si nota dal grande rispetto e cordialità che la gente del posto ha nei confronto dei “Padiri”.Ho imparato a conoscere la modestia di mio “zio” Beppino e so che non vorrebbe che io parlassi di lui e quindi dico solo che è una grande persona, umile e decisa, che ha fatto e continua a fare grandi cose, e chi lo conosce lo sa.Non posso che ringraziare lui e tutti quelli che mi hanno ospitato, riservandomi sempre un trattamento speciale…c’è chi è felice di avere uno “zio d’America”, io sono contento di avere uno “zio” d’Africa.
Federico
sabato, novembre 25, 2006
SELEZIONE AL BAR
ieri mentre aspettavo il treno a vicenza sono andato in un bar li vicino, che conoscevo, per fare colazione visto che sono pieno di soldi e non ho problemi a spenderne in giro per i bar, mica sono come voi...vabbè lasciamo perdere queste piccole precisazioni economiche.
sono entrato e ho aspettato al banco che la signora arrivasse per ordinare; al mio fianco c'era un ragazzo, credo marocchino, che parlava con un paio di suoi amici e non mi sembrava stesse aspettando di ordinare. la signora infatti si è rivolta a me e io automaticamente ho pensato che l'altro ragazzo fosse già a posto visto che era arrivato prima di me. appena ho finito di ordinare lo sento borbottare contro la signora e quindi capisco che doveva ancora ordinare e mi scuso con lui per non avergli lasciato la precedenza. lui mi risponde che la signora sapeva benissimo che loro stavano aspettando e allora ha cominciato a dirgli, molto tranquillamente, che se gli stranieri non potevano entrare nel suo bar poteva scrivere un cartello alla porte. la signora fa finta di niente, non li guarda nemmeno e continua a fare il mio capuccino; il ragazzo continua: "la razza ariana non esiste, lo sa signora? non è mai esistita e sono passati più di 50 anni" (credo si riferisse agli ebrei). la signora risponde che lei infatti non era daccordo con quelle idee e come se niente fosse gli chiede cosa volevano ordinare. il ragazzo ordina e borbotta infastidito qualcosa ai suoi amici che erano tranquillamente seduti sui sgabelli a leggere la gazzetta. nessun atteggiamento strano, nessuna mancanza di rispetto nemmeno durante la "polemica" erano solamente stranieri ma questo bastava per dar fastidio alla signora. io ascoltavo in silenzio e mi dispiaceva per loro, avrei voluto chiedergli scusa per come lei si era comportata, per la sua discriminazione. ma perchè dovevo chiedergli scusa io? comunque hanno bevuto il caffe, pagato, la signora li ha salutati come se niente fosse tanto il suo messaggi glilo aveva già mandato e loro sono usciti. avrei voluto sapere cosa si sono detti tra di loro e avrei voluto dirgli che non siamo tutti come quella signora, ma mi son bevuto il mio cappuccio in pace, la mia protesta l'ho fatta poi dopo; ho scritto una lettera, quando sono tornato a casa, alla signora del bar perchè non son riuscito a stare indifferente a questa discriminazione.
nei commenti ho riportato la lettera. w il veneto e il ricco nord-est
zufede
sono entrato e ho aspettato al banco che la signora arrivasse per ordinare; al mio fianco c'era un ragazzo, credo marocchino, che parlava con un paio di suoi amici e non mi sembrava stesse aspettando di ordinare. la signora infatti si è rivolta a me e io automaticamente ho pensato che l'altro ragazzo fosse già a posto visto che era arrivato prima di me. appena ho finito di ordinare lo sento borbottare contro la signora e quindi capisco che doveva ancora ordinare e mi scuso con lui per non avergli lasciato la precedenza. lui mi risponde che la signora sapeva benissimo che loro stavano aspettando e allora ha cominciato a dirgli, molto tranquillamente, che se gli stranieri non potevano entrare nel suo bar poteva scrivere un cartello alla porte. la signora fa finta di niente, non li guarda nemmeno e continua a fare il mio capuccino; il ragazzo continua: "la razza ariana non esiste, lo sa signora? non è mai esistita e sono passati più di 50 anni" (credo si riferisse agli ebrei). la signora risponde che lei infatti non era daccordo con quelle idee e come se niente fosse gli chiede cosa volevano ordinare. il ragazzo ordina e borbotta infastidito qualcosa ai suoi amici che erano tranquillamente seduti sui sgabelli a leggere la gazzetta. nessun atteggiamento strano, nessuna mancanza di rispetto nemmeno durante la "polemica" erano solamente stranieri ma questo bastava per dar fastidio alla signora. io ascoltavo in silenzio e mi dispiaceva per loro, avrei voluto chiedergli scusa per come lei si era comportata, per la sua discriminazione. ma perchè dovevo chiedergli scusa io? comunque hanno bevuto il caffe, pagato, la signora li ha salutati come se niente fosse tanto il suo messaggi glilo aveva già mandato e loro sono usciti. avrei voluto sapere cosa si sono detti tra di loro e avrei voluto dirgli che non siamo tutti come quella signora, ma mi son bevuto il mio cappuccio in pace, la mia protesta l'ho fatta poi dopo; ho scritto una lettera, quando sono tornato a casa, alla signora del bar perchè non son riuscito a stare indifferente a questa discriminazione.
nei commenti ho riportato la lettera. w il veneto e il ricco nord-est
zufede
lunedì, novembre 06, 2006
ESTATE BOSNIA: AGOSTO 2006
Anche quest’anno dal 12 al 19 agosto si è svolta la tradizionale settimana estiva in Bosnia. Come ogni anno, ormai dal 2000, il comitato Unamano si è recato nel villaggio di Skahovica (villaggio della municipalità di Gracanica, cantone di Tuzla) gemellato formalmente dal 2001 con il comune di San Giorgio in Bosco.
Il comitato Unamano era presente con 7 volontari e una rappresentante dell’amministrazione comunale, Barbara Pallaro.
Durante questa settimana si sono organizzati nuovamente gli ormai tradizionali tornei di calcetto che vedono la partecipazione di squadre composte da ragazzini di etnie diverse, quest’anno il torneo si è svolto nel villaggio di Gornia Horaovica dove opera il comitato di Campo San Martino. Il torneo ha coinvolto in tutto sei squadre, due della repubblica Sprska e quattro della parte bosniaco-mussulmana.
Riteniamo questo progetto fondamentale per l’incontro, attraverso il gioco, di ragazzi di etnie diverse, è un modo per stare assieme e per capire che l’altro non è il nemico ma bensì persona come noi.
Nel villaggio di Skahovica,si sono svolte al mattino le attività ludiche con i bambini e il pomeriggio è stato dedicato alla visita delle famiglie del villaggio e in particolar modo a persone che stanno vivendo situazioni difficili. In tutte queste visite siamo sempre stati accompagnati da un membro del sunsocret (comitato di Skahovica di riferimento per Unamano).
Di fondamentale importanza, per confermare il gemellaggio con il comune di San Giorgio in Bosco, è stata la presenza di Barbara Pallaro (consigliere comunale), che ha potuto condividere con noi un paio di giorni nel paese di Skahovica. In occasione della sua visita è stato organizzato un pranzo con la presenza del capo villaggio Zaim e di tutto il Sunsocret.
Come testimonianza di questa settimana estiva, alleghiamo la relazione di un nostro volontario.
La mia prima volta in Bosnia
La prima cosa che vedi appena passata la frontiera bosniaca è una casa distrutta; ciò che ho provato è stata una sensazione di profonda tristezza. Da qui al paese di Gracanica (si legge Gracianiza), circa un’ora e mezza di strada, si vedono ancora molte macerie e a quella vista ti chiedi come è possibile che a soli 600 chilometri da casa tua ci sai stata così tanta distruzione.
Appena arrivato al paesino di Skahovica (si legge Scaoviza), gemellato con San Giorgio in Bosco, non ero del tutto sereno, non sapevo bene cosa mi aspettava. Ma mi è bastato solamente un giorno per trovarmi a mio agio; questo grazie ai volontari italiani con cui ero assieme e grazie alla gente del posto molto cordiale e, a mio avviso, contenta che fossimo là. I bambini, soprattutto, che noi al mattino facevamo giocare; una cosa che ho notato è stata la solidarietà che hanno tra di loro, nonostante i normali piccoli litigi che hanno a quell’età. Quando vedi che un ragazzo che non riesce a camminare viene aiutato con così tanta voglia di farlo, beh, è una cosa davvero bella.
L’ospitalità è importante, anche se mi è stato detto che qualcuno lo fa più per tradizione che per il piacere di farlo. Quando al pomeriggio andavamo a visitare famiglie con problemi legati alla salute a ad altro, non mancava mai il caffè (quanti ne ho bevuti!). Tanti ragazzi sono malati, troppi secondo me, rispetto agli abitanti del paese e non so se questo sia legato in qualche modo alla guerra.
Cose che per noi sono ovvie, lì non lo sono: l’acqua corrente ad esempio; ci sono momenti in cui viene chiusa l’erogazione per problemi di siccità; una visita da un medico; una ragazza trentenne con seri problemi che le causavano svenimenti improvvisi, doveva aspettare 10 mesi prima di avere la possibilità di farsi visitare. E questo a soli 600 chilometri da casa mia!
Ma tra loro si aiutano; anche lì è nato un gruppo di persone che collaborano con i volontari italiani affinché la gente in difficoltà possa essere sostenuta. E l’affiatamento è grande.
E’ stata una bellissima esperienza e se ne avrò l’occasione la ripeterò senz’altro; oltre all’aiuto che porti, entri in contatto con una cultura diversa, non l’avevo mai provato. E’ stato importante confrontarmi con queste persone perché ho capito che non è poi tutto così scontato nella vita.
Un mio consiglio: regalatevi l’opportunità di passare una settimana così, se non altro per non perdere delle notti stellate che qui da noi ci sogniamo. Semplicemente incantevoli!
GUIDO
Il comitato Unamano
Il comitato Unamano era presente con 7 volontari e una rappresentante dell’amministrazione comunale, Barbara Pallaro.
Durante questa settimana si sono organizzati nuovamente gli ormai tradizionali tornei di calcetto che vedono la partecipazione di squadre composte da ragazzini di etnie diverse, quest’anno il torneo si è svolto nel villaggio di Gornia Horaovica dove opera il comitato di Campo San Martino. Il torneo ha coinvolto in tutto sei squadre, due della repubblica Sprska e quattro della parte bosniaco-mussulmana.
Riteniamo questo progetto fondamentale per l’incontro, attraverso il gioco, di ragazzi di etnie diverse, è un modo per stare assieme e per capire che l’altro non è il nemico ma bensì persona come noi.
Nel villaggio di Skahovica,si sono svolte al mattino le attività ludiche con i bambini e il pomeriggio è stato dedicato alla visita delle famiglie del villaggio e in particolar modo a persone che stanno vivendo situazioni difficili. In tutte queste visite siamo sempre stati accompagnati da un membro del sunsocret (comitato di Skahovica di riferimento per Unamano).
Di fondamentale importanza, per confermare il gemellaggio con il comune di San Giorgio in Bosco, è stata la presenza di Barbara Pallaro (consigliere comunale), che ha potuto condividere con noi un paio di giorni nel paese di Skahovica. In occasione della sua visita è stato organizzato un pranzo con la presenza del capo villaggio Zaim e di tutto il Sunsocret.
Come testimonianza di questa settimana estiva, alleghiamo la relazione di un nostro volontario.
La mia prima volta in Bosnia
La prima cosa che vedi appena passata la frontiera bosniaca è una casa distrutta; ciò che ho provato è stata una sensazione di profonda tristezza. Da qui al paese di Gracanica (si legge Gracianiza), circa un’ora e mezza di strada, si vedono ancora molte macerie e a quella vista ti chiedi come è possibile che a soli 600 chilometri da casa tua ci sai stata così tanta distruzione.
Appena arrivato al paesino di Skahovica (si legge Scaoviza), gemellato con San Giorgio in Bosco, non ero del tutto sereno, non sapevo bene cosa mi aspettava. Ma mi è bastato solamente un giorno per trovarmi a mio agio; questo grazie ai volontari italiani con cui ero assieme e grazie alla gente del posto molto cordiale e, a mio avviso, contenta che fossimo là. I bambini, soprattutto, che noi al mattino facevamo giocare; una cosa che ho notato è stata la solidarietà che hanno tra di loro, nonostante i normali piccoli litigi che hanno a quell’età. Quando vedi che un ragazzo che non riesce a camminare viene aiutato con così tanta voglia di farlo, beh, è una cosa davvero bella.
L’ospitalità è importante, anche se mi è stato detto che qualcuno lo fa più per tradizione che per il piacere di farlo. Quando al pomeriggio andavamo a visitare famiglie con problemi legati alla salute a ad altro, non mancava mai il caffè (quanti ne ho bevuti!). Tanti ragazzi sono malati, troppi secondo me, rispetto agli abitanti del paese e non so se questo sia legato in qualche modo alla guerra.
Cose che per noi sono ovvie, lì non lo sono: l’acqua corrente ad esempio; ci sono momenti in cui viene chiusa l’erogazione per problemi di siccità; una visita da un medico; una ragazza trentenne con seri problemi che le causavano svenimenti improvvisi, doveva aspettare 10 mesi prima di avere la possibilità di farsi visitare. E questo a soli 600 chilometri da casa mia!
Ma tra loro si aiutano; anche lì è nato un gruppo di persone che collaborano con i volontari italiani affinché la gente in difficoltà possa essere sostenuta. E l’affiatamento è grande.
E’ stata una bellissima esperienza e se ne avrò l’occasione la ripeterò senz’altro; oltre all’aiuto che porti, entri in contatto con una cultura diversa, non l’avevo mai provato. E’ stato importante confrontarmi con queste persone perché ho capito che non è poi tutto così scontato nella vita.
Un mio consiglio: regalatevi l’opportunità di passare una settimana così, se non altro per non perdere delle notti stellate che qui da noi ci sogniamo. Semplicemente incantevoli!
GUIDO
Il comitato Unamano
martedì, ottobre 31, 2006
VIAGGIO OLTRE CONFINE
Ogni tanto mi sveglio e mi accorgo che non c'è solo l'italia, l'italiano e il pensiero italiano ma.....
.....SOMALIA, TANZANIA, TAIWAN, OMAN, BHUTAN, BANGLADESH, TURKMENISTAN, UZBEKISTAN, QATAR, OMAN, GEORGIA, ARMENIA, GIORDANIA, YEMEN, BOTSWANA, LESOTHO, ANGOLA, RUANDA, BURUNDI, MAURITANIA, MALI, BURKINA FASO, TOGO, BENIN, CIAD, LAOS, BRUNEI, PANAMA, BELIZE, HONDURAS, MONGOLIA, CAMBOGIA, BARBADOS, ANTIGUA E BARBUDA, ECUADOR, SURINAME, GUYANA, PAPUA NUOVA GUINEA, TONGA, VANUATU, FIGI, SAMOA, TUVALU, ALASKA, BIRMANIA, BAHREIN, IRAN, IRAQ, EMIRATI ARABI UNITI, AFGANISTAN, RUSSIA, ISLANDA, NORVEGIA, FINLANDIA, POLONIA, GERMANIA, ITALIA, Veneto, Poiana, Mogadiscio, Il Cairo, Tripoli, Adelaide, Giacarta, Manila, Pechino, Volvograd, Lhasa, La Paz, Lima, Salvador, Ottawa, Teheran, Tbilisi, Islamabad, Casablanca, Città Del Capo, Dar es Salama, Luanda, Lusaka, Balikpapan, Seul, Madras, Karachi, Vishakhapatnam, Fair Banks, Denver, Bogotà, L’Avana, Dakar, Wellington, Montevideo, Caracas, Vancouver, Ankara, Damasco, Khartoum, Mashhad, Bassora, Kirkuk, Herat, Kandahar, Baku, Minsk, Alessandria D’Egitto, Amman, Ohotsk, Igarka, Surgut, Ougadougou, Inta, Varkuta, Katmandu, Kakinada, Tiruchchirappalli, Bombay, Kuola Lumpur, Taipei, Osaka, Sapporo, Kinshasa, Addis Abeba, Budabest, Varsavia, Bratislava, Belgrado, Titograd, Algeri, Tirana, Odessa, Vienna, Berna, Roma, prodi, berlusconi, bush, putin, mullah omar, lula, rauti boia, tito, fidel castro, mao, gandhi, mandela, stalin, lenin, ciaucesku, mussolini, hitler, dalai lama, papa, regine, re, sovrani, principi, servi, schiavi, caste, casta (pi visto), intoccabili, africani, albanesi, marocchini, extracomunitari, con permesso di soggiorno, senza permesso di soggiorno, mendicanti, malati, disoccupati, occupati, benestanti, studiosi, acculturati, sapienti, esperti, nullatenenti, obesi, magri, impestati, promossi, bocciati, simpatici, antipatici, insomma, caldo, freddo, salato, dolce, dritto, storto, incrociato, crocifisso, dio, allah, krishna, buddista, induista, mussulmano, confuciano, taoista, cattolico, cristiano, anarchico, scenteista, nobile, peloso, indipendente, sunnita, sciita, lamaista, protestante, deficiente, controcorrente, delirante, dirigente (supponente), accondiscendente, tollerante, nazionalista, italiano, fine del viaggio.
.....SOMALIA, TANZANIA, TAIWAN, OMAN, BHUTAN, BANGLADESH, TURKMENISTAN, UZBEKISTAN, QATAR, OMAN, GEORGIA, ARMENIA, GIORDANIA, YEMEN, BOTSWANA, LESOTHO, ANGOLA, RUANDA, BURUNDI, MAURITANIA, MALI, BURKINA FASO, TOGO, BENIN, CIAD, LAOS, BRUNEI, PANAMA, BELIZE, HONDURAS, MONGOLIA, CAMBOGIA, BARBADOS, ANTIGUA E BARBUDA, ECUADOR, SURINAME, GUYANA, PAPUA NUOVA GUINEA, TONGA, VANUATU, FIGI, SAMOA, TUVALU, ALASKA, BIRMANIA, BAHREIN, IRAN, IRAQ, EMIRATI ARABI UNITI, AFGANISTAN, RUSSIA, ISLANDA, NORVEGIA, FINLANDIA, POLONIA, GERMANIA, ITALIA, Veneto, Poiana, Mogadiscio, Il Cairo, Tripoli, Adelaide, Giacarta, Manila, Pechino, Volvograd, Lhasa, La Paz, Lima, Salvador, Ottawa, Teheran, Tbilisi, Islamabad, Casablanca, Città Del Capo, Dar es Salama, Luanda, Lusaka, Balikpapan, Seul, Madras, Karachi, Vishakhapatnam, Fair Banks, Denver, Bogotà, L’Avana, Dakar, Wellington, Montevideo, Caracas, Vancouver, Ankara, Damasco, Khartoum, Mashhad, Bassora, Kirkuk, Herat, Kandahar, Baku, Minsk, Alessandria D’Egitto, Amman, Ohotsk, Igarka, Surgut, Ougadougou, Inta, Varkuta, Katmandu, Kakinada, Tiruchchirappalli, Bombay, Kuola Lumpur, Taipei, Osaka, Sapporo, Kinshasa, Addis Abeba, Budabest, Varsavia, Bratislava, Belgrado, Titograd, Algeri, Tirana, Odessa, Vienna, Berna, Roma, prodi, berlusconi, bush, putin, mullah omar, lula, rauti boia, tito, fidel castro, mao, gandhi, mandela, stalin, lenin, ciaucesku, mussolini, hitler, dalai lama, papa, regine, re, sovrani, principi, servi, schiavi, caste, casta (pi visto), intoccabili, africani, albanesi, marocchini, extracomunitari, con permesso di soggiorno, senza permesso di soggiorno, mendicanti, malati, disoccupati, occupati, benestanti, studiosi, acculturati, sapienti, esperti, nullatenenti, obesi, magri, impestati, promossi, bocciati, simpatici, antipatici, insomma, caldo, freddo, salato, dolce, dritto, storto, incrociato, crocifisso, dio, allah, krishna, buddista, induista, mussulmano, confuciano, taoista, cattolico, cristiano, anarchico, scenteista, nobile, peloso, indipendente, sunnita, sciita, lamaista, protestante, deficiente, controcorrente, delirante, dirigente (supponente), accondiscendente, tollerante, nazionalista, italiano, fine del viaggio.
sabato, luglio 29, 2006
Guerra!
Sembra che a nessuno importi quello che sta accadendo in medio oriente, già i giornali non ne parlano quasi più, l'Italia è soddisfatta visto che Roma è stata scelta per la conferenza di pace (quale pace poi, visto che i bombardamenti continuano e visto che non hanno nemmeno partecipato i paesi interessati), all'America sembra che non interessi più di tanto che si smetta di tirare bombe (e non vorrei pensare che a loro forse tutto questo fa comodo, ma purtroppo lo penso),e se provi a dire che la reazione di Israele è stata eccessiva allora ti bollano come un comunista ( ah i comunisti...) o peggio come un antisemita. Ma cazzo, con tutte le sofferenze che hanno dovuto patire gli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale e non solo, non sanno cosa vuol dire il dolore? Allora perchè si comportano così? Bisognerebbe conoscere per filo e per segno tutta la storia, da quando è stato fondato lo stato di Israele dopo la Grande Guerra ad oggi; c'è chi dice che Israele ha sempre seguito tutte le decisioni che si prendevano, per la pace; c'è chi è contro Israele perchè ha un super arsenale nucleare e non ha mai firmato l'accordo internazionale contro la proliferazione nucleare (e qui mi chiedo come si può pretendere che altri paesi non si armino quando loro per primi ce le abbiamo queste armi; è come che mia mamma mi dicesse di non fumare mentre lei lo sta facendo...voi la ascoltereste?oppure le dareste fiducia? Ah scusate ma forse noi dell'Occidente siamo i buoni che devono asportare la Democrazia...con le bombe!). Cazzo le bambine israeliane firmano le bombe che poi magari uccideranno qualche loro coetanea libanese, ma a queste bambine quando avranno 20 anni, chi lo dice che è sbagliato uccidere quelli del Libano o i palestinesi o altri? Chi glielo spiega? Io non sono informatissimo e posso sbagliare a parlare ma qui ragazzi si parla di guerra, di morti, di distruzione che colpisce sempre e solo la gente comune e indifesa; qui non centra Israele, Hezbollah, Iran, Usa, per me sono tutti uguali perchè con la violenza non si risolve nulla; qui c'è gente che muore mentre i capi stanno al caldo o all'aria condizionata a giocare a risiko (come dice max Casacci dei Subsonica)! E quello che mi sconvolge ancora di più è l'accusa che molte persone "occidentali" fanno ad associazioni che vanno nei luoghi di guerra ad aiutare...forse lo fanno per uno scopo personale, forse per redimere qualche loro colpa o semplicemente perchè odiano la guerra e la sofferenza; noi però siamo qui al riparo e loro sono lì a sporcarsi le mani!!!! La guerra è sbagliata e non si risolve con altra guerra!
Ciao
Guido
PS ci sarebbero un milione di altri spunti ma ho scritto filato quello che mi veniva...
Ciao
Guido
PS ci sarebbero un milione di altri spunti ma ho scritto filato quello che mi veniva...
sabato, luglio 01, 2006
GIUDICARE
Come ogni anno qui a Sestola mi trovo catapultato in un ambiente completamente diverso da quello in cui abitualmente mi trovo quando sono a casa.
Ogni volta arrivo qui con pensieri, idee, esperienze diverse; quest'anno mi ha colpito una cosa in particolare: la facilità con la quale si giudicano le persone.
Ho notato come uno degli "argomenti" più facili e "divertenti" di cui si parla per ovviare ad un imbarazzante ma naturale silenzio è quello (almeno nel caso che mi riguarda) di giudicare e ridicolarizzare gli altri.
Ma perchè si giudicano gli altri? Perchè quando una persona arriva con i pantaloni alti o con i calzini bianchi ci si deve mettere a ridere e scuotere la testa increduli?
Perchè se uno saluta in maniera "dolce" ci si deve guardare e dire "Come, ci mandano le checche qui a lavorare?". Forse in questi ambienti in cui appunto non ci si conosce è anche difficile non entrare in certi di scorsi o giudizi...anzi, per assurdo, può servire a fare "gruppo"... e io che son qui a parlarne sono il primo a volte a farlo.
Ma se ci si chiede il motivo per cui si mira a giudicare gli altri cosa può uscirne? Personalmente credo che uno dei motivi principali è la non capacità di accettare qualcosa che è diverso dalle propie abitudini.
Quando giudico qualcuno come uno sfigato mi pongo io nel piedistallo come persona perfetta che giudica gli altri, diversi da me, e li classifico negativamente perchè non sono riusciti a diventare, ad essere come me.
Per me c'è un'enorme differenza tra il giudicare una persona e osservare una persona. Il giudizio, a mio avviso, può portare non solo a notare qualcosa che giustamente può piacere o meno... ma può anche portare a catalogare una persona non per quello che è ma in base al giudizio che ho su di lei.
L'osservare, invece, ti fa "conoscere" e ti fa prendere atto che quella persona è così... può farti notare quanto diversa sia da te, ma non ti porta a catalogarla... lei E' COSI E BASTA... ne sfigata ne un mito.
Quando dall'osservazione si passa al giudizio si rischia di arrivare a catalogare e quindi a separare. Se si deve lavorare INSIEME con persone che tra loro si dividono, cosa si ottiene?
Ritengo più giusto lavorare insieme essendo consapevoli delle diversità e venendoci incontro. Per questo cerco di rispettare i giudizi che sento dire dagli altri ma contemporaneamente faccio notare la mia disapprovazione cercando a mia volta di non giudicare chi giudica...che casino!!!
Comunque il 1° turno è andato bene perchè si riesce a parlare ed a risolvere eventuali problemi o incomprensioni.
Finalmente oggi sono stato completamente solo e ho potuto rivedere queste cose a mente lucida.
zufede
Ogni volta arrivo qui con pensieri, idee, esperienze diverse; quest'anno mi ha colpito una cosa in particolare: la facilità con la quale si giudicano le persone.
Ho notato come uno degli "argomenti" più facili e "divertenti" di cui si parla per ovviare ad un imbarazzante ma naturale silenzio è quello (almeno nel caso che mi riguarda) di giudicare e ridicolarizzare gli altri.
Ma perchè si giudicano gli altri? Perchè quando una persona arriva con i pantaloni alti o con i calzini bianchi ci si deve mettere a ridere e scuotere la testa increduli?
Perchè se uno saluta in maniera "dolce" ci si deve guardare e dire "Come, ci mandano le checche qui a lavorare?". Forse in questi ambienti in cui appunto non ci si conosce è anche difficile non entrare in certi di scorsi o giudizi...anzi, per assurdo, può servire a fare "gruppo"... e io che son qui a parlarne sono il primo a volte a farlo.
Ma se ci si chiede il motivo per cui si mira a giudicare gli altri cosa può uscirne? Personalmente credo che uno dei motivi principali è la non capacità di accettare qualcosa che è diverso dalle propie abitudini.
Quando giudico qualcuno come uno sfigato mi pongo io nel piedistallo come persona perfetta che giudica gli altri, diversi da me, e li classifico negativamente perchè non sono riusciti a diventare, ad essere come me.
Per me c'è un'enorme differenza tra il giudicare una persona e osservare una persona. Il giudizio, a mio avviso, può portare non solo a notare qualcosa che giustamente può piacere o meno... ma può anche portare a catalogare una persona non per quello che è ma in base al giudizio che ho su di lei.
L'osservare, invece, ti fa "conoscere" e ti fa prendere atto che quella persona è così... può farti notare quanto diversa sia da te, ma non ti porta a catalogarla... lei E' COSI E BASTA... ne sfigata ne un mito.
Quando dall'osservazione si passa al giudizio si rischia di arrivare a catalogare e quindi a separare. Se si deve lavorare INSIEME con persone che tra loro si dividono, cosa si ottiene?
Ritengo più giusto lavorare insieme essendo consapevoli delle diversità e venendoci incontro. Per questo cerco di rispettare i giudizi che sento dire dagli altri ma contemporaneamente faccio notare la mia disapprovazione cercando a mia volta di non giudicare chi giudica...che casino!!!
Comunque il 1° turno è andato bene perchè si riesce a parlare ed a risolvere eventuali problemi o incomprensioni.
Finalmente oggi sono stato completamente solo e ho potuto rivedere queste cose a mente lucida.
zufede
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