martedì, aprile 15, 2008
Il Silenzio
Giusto a proposito del “silenzio”, qualche giorno fa ho avuto modo di vedere come il silenzio e la riflessione su di esso, genera pensieri tra i più creativi, tra i più sentiti, più intimi e veri.
Ho chiesto ai ragazzi del laboratorio di poesia con cui lavoro di pensare al silenzio, di ascoltarlo e di ascoltare quello che suscitava in loro, i pensieri che riconducevano alla loro esperienza di silenzio.
Sono nate delle cose bellissime, versi semplici, ma mai banali che raccontavano quello che, spesso, tutti noi tendiamo a non vedere più, a far passare nello sfondo dei nostri impegni, della nostra quotidiana frettolosità. Il silenzio richiama agli occhi e alla mente immagini nate dalle nostre esperienze, da ciò che abbiamo visto, sentito, annusato.
Alcuni ragazzi hanno “usato” il silenzio per pensare al suono della primavera, altri per riflettere sul frastuono delle troppe parole, qualcuno, in pochi versi, ha raccontato una storia, alcuni si sono concentrati sul rumore delle matite che scivolavano sui fogli…
Ognuno ha la possibilità di creare ciò che vuole..il silenzio è fondamentale, a volte, per darsi il tempo di sentire, non solo noi stessi, ma anche tutto ciò che ci circonda. Esso dà voce a ciò che non potrebbe farsi udire altrimenti, perché tutto ha una voce, sta a noi, poi, fermarci ad ascoltarla.
Ecco...oggi avrei potuto parlare dei risultati delle elezioni...ma lascio a qualcun altro l'argomento..
a presto
Melania
sabato, novembre 24, 2007
Semplici regole
GUIDO
Chi ci amministra
Guido
Finanziaria, armi, politica: Che vergogna - 20/11/2007
Rimango esterrefatto che la Sinistra Radicale (la cosiddetta Cosa Rossa)abbia votato, il 12 novembre, con il Pd e tutta la destra, perfinanziare i CPT, le missioni militari e il riarmo del nostro paese.Questo nel silenzio generale di tutta la stampa e i media .Ma anche nelquasi totale silenzio del "mondo della pace ".Ero venuto a conoscenza di tutto questo poche ore prima del voto. Holanciato subito un appello in internet: era già troppo tardi. La"frittata" era già fatta. Ne sono rimasto talmente male, danon avereneanche voglia di riprendere la penna. Oggi sento che devo esternare lamia delusione, la mia rabbia. Delusione profonda verso la SinistraRadicale che in piazza chiede la chiusura dei "lager per gliimmigrati",parla contro le guerre e l'mperialismo e poi vota con la destra perrifinanziarli.E sono fior di quattrini!
Non ne troviamo per la scuola, per i servizisociali, ma per le armi SI'! E tanti!!Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro:un aumento di risorse dell'11 rispetto alla finanziaria del 2007,chegià aveva aumentato il bilancio militare del 13%. I
l governo Prodi in due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!!Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti.
Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti JointStrike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri neaveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo diintesa.In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell' emendamentoTurigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopohanno tutti votato a favore dell' articolo 31 che prevede anche ilfinanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimentoFREMM.
Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni perciascuno degli anni 2011 e 2012!Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.E' grave che la Sinistra, anche la Radicale, abbia votatomassicciamenteper tutto questo, con la sola eccezione di Turigliatto e Rossi, e altridue astenuti o favorevoli. Purtroppo il voto non è stato registratonominativamente! Noi vogliamo sapere come ogni senatore vota !Tutto questo è di una gravità estrema! Il nostro paese entra così nellagrande corsa al riarmo che ci porterà dritti all'attaccoall'Iran e allaguerra atomica.Trovo gravissimo il silenzio della stampa su tutto questo: una stampasempre più appiattita!Ma ancora più grave è il nostro silenzio: il mondo della pace che dormesonni tranquilli. E' questo silenzio assordante che mi fa male.Dobbiamoreagire, protestare, urlare!Il nostro silenzio, il silenzio del movimento per la pace significa lamorte di milioni di persone e dello stesso pianeta. La nostra è folliacollettiva, pazzia eretta a Sistema. E' il trionfo di "O'Sistema".Dobbiamo riunire i nostri fili per legare il Gigante, l'Impero deldenaro. Come cittadini attivi non violenti dobbiamo formare la nuovarete per dire No a questo Sistema di Morte e un Sì perché vinca la Vita.
Alex Zanotelli
martedì, ottobre 30, 2007
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi, farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali,
e meno problemi immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto della loro vita sensati e con profitto;
certo che mi sono preso qualche momento di allegria.
Ma se potessi tornare indietro, cercherei di avere soltanto momenti buoni.
Chè, se non lo sapete, di questo è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda,
un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e resterei scalzo fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe,
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
Jorge Luis Borges
lunedì, ottobre 15, 2007
Indifferenza
Per il traffico l’autobus era fermo in coda davanti alla stazione dei treni.
Un folto gruppo di pedoni aspettava lo scatto del verde del semaforo pedonale. Il verde scatta e questa “mandria” inizia ad attraversare la strada. Tra loro c’è anche un signore (sulla quarantina penso) cieco, con tanto di bastone bianco. Nella zona stanno facendo dei lavori sulla strada e quindi, perpendicolarmente alle strisce pedonali, subito a fianco di esse , hanno messo una lunga rete metallica che impossibilita l’attraversamento della strada se non si è esattamente sopra le strisce.
Il signore cieco, probabilmente perché c’è molta gente che sta attraversando, si porta un po’ più lontano dalla folla, uscendo di poco dalle strisce. Purtroppo però proprio dalla parte dove si trova la rete. Così arriva all’altezza della rete e ci sbatte contro. Allora con il bastone prova ripetutamente a capire cosa lo ostacola e soprattutto cerca di trovare la fine dell’ostacolo per poter proseguire.
Posso assicurarvi che la scena era alquanto straziante. Il tutto è durato per parecchi secondi e nonostante la gente lì vicino fosse TANTISSIMA, nessuno si è fermato per aiutarlo a trovare la “strada giusta”. Un ragazzo di colore che si trovava a parecchi metri di distanza, quando ha visto che tutti schivavano il signore cieco facendo finta di niente (è impossibile che non se ne fossero accorti perché gli passavano a un centimetro di distanza), è scattato di corsa e lo ha aiutato ad attraversare la strada.
Dopo un primo momento in cui (pervasa da un gran nervoso per il comportamento delle persone e per non aver potuto intervenire sebbene fossi stata lì a pochi metri) ho insultato tra me e me il mondo, sono stata colta da una profonda tristezza. Possibile che nessuno si sia fermato per aiutarlo? Non c’era niente di rischioso, compromettente, vergognoso o chi sa cosa da fare. Bastava semplicemente aiutare il signore a fare un passo più in là. Non riesco a capire proprio. Se per aiutare una persona sconosciuta devi rischiare la vita, posso anche capire che ci pensi due volte prima di intervenire. O anche se per aiutarla devi fare qualcosa di imbarazzante posso capire (capisco ma non giustifico!). Ma qui la situazione non richiedeva niente di tutto questo. Ma allora cos’ha impedito a tutte quelle persone di non aiutare il signore cieco? Cosa le ha bloccate? Non sono ancora riuscita a darmi una risposta logica e sensata...siamo davvero così egoisti e poco sensibili verso il prossimo? Chissà se qualcuno di quei passanti si è chiesto poi se era giusto quello che aveva fatto (o meglio NON aveva fatto)? Se almeno uno si sia poi sentito almeno un po’ in colpa o tutti si sono dimenticati un secondo dopo quello che avevano visto?
ilaria
domenica, ottobre 14, 2007
frammenti di Bosnia
Prima di partire per la Bosnia ho raccolto alcune informazioni, di chi ci era già stato e di chi ha scritto qualcosa su questa nazione…non ho voluto informarmi troppo, anzi non ne avevo nemmeno la voglia e la necessità; preferisco andare e scoprire un po’ per volta quello che dovrò scoprire.Nel bel libro “Infiniti Balcani” che stavo leggendo nei giorni prima di partire, ho letto un proverbio slavo che dice: “dopo qualche giorno in un paese straniero si è talmente certi di aver capito tutto che è difficile resistere alla tentazione di dedicargli un libro; se in un paese ci si resta per qualche mese tutt’al più ci si arrischierà a pubblicare un breve articolo; se la permanenza si protrae oltre, con ogni probabilità non verrà scritto nulla”.
Personalmente in sei giorni di permanenza in Bosnia mi sento solo di scrivere senzazioni che ho vissuto direttamente, metro dopo metro dalla sella della bici…senzazioni che prendono forma dall’intreccio di visioni, profumi e rumori…dalla stanchezza, dalla fame, dal piacere dell’incognito e da un compagno di viaggio tosto come pochi.Singolare il primo alloggio, da un benzinaio che affittava camere sopra la sua officina…una stanza semplice, essenziale ma accogliente, tre caratteristiche che ho costantemente ritrovato nei luoghi e nelle persone durante tutto il tragitto:
…case di mattoni senza malta, case con malta, colline verdi, prati sfalciati, auto praona (meccanico), vecchiette con velo e gonna nere, bar, ristoranti con il maialino che gira arrostendo, terrazze senza ringhiera con tavolino e sedie sospese nel vuoto, terrazze con ringhiere senza tavolini e sedie, vecchiette che sfruttano passaggi in trattore, sguardi perplessi nei confronti delle bici cariche di borse e di chi ci sta sopra, alberi di mele, lattine di red-bull lungo il bordo della strada, gruppi di persone fuori dai bar o dalle baracchette-supermercato, sigarette, birra, grappa sligoviz, pane (kruh), galline, maiali nei cortili, persone che tagliano grossi ceppi di legno in vista dell’inverno, bambini e bambine che escono da scuola, fermate dell’autobus, camionisti impazziti a forte velocità, macchine vecchie, macchine nuove, carretti trainati da cavalli, indicazioni stradali in cirillico all’interno della repubblica srpska, moschee, caffè espresso, caffè bosniaco (turco), scheletri di case, giardini senza recinto, giardini pieni di fiori, paesaggi montani con mucche e capre al pascolo, il proprietario di un baracchino-bar che ci prepara il tavolino con tovaglia e ombrellone per farci stare all’ombra mentre mangiamo pane, formaggio e semi di girasole appena comperati da lui, donne corpulente, canestri da basket nei giardini delle case, strada in salita fino al passo, dabor dan (buongiorno), dovijinia (arrivederci), pet (cinque), “italiani? Ciao, come stai?”,tronchi come pali della luce, lavori stradali, fiumi che inghiottono rifiuti, vallate, cave, campi di mais, cavolfiori, peperoni, pozzi, pochi cellulari, poche strutture turistiche, semafori, niente rotonde, tubi di scappamento, musica balcanica-turca, paesi senza piazza, fabbriche di legname, strade ben asfaltate, cartelli con conteggio progressivo dei chilometri lungo tutte le strade principali, sguardi che si incrociano per lunghi secondi, grosse inquietanti fabbriche abbandonate, cartelli pubblicitari, patatine chipsi, stazioni di benzina all’avanguardia, fiume che scorre accanto alla strada, cabine telefoniche, ruota che gira, testa che chiama una pausa caffè….
….a SARAJEVO: donne e ragazze con il velo, musica araba e orientale, fumo dei cevapi, ponti, bascarsija (il centro storico) con bancarelle e locali lungo le sue via di pietra rosa, bar turchi, scritte arabe, cattedrale, moschee, minareti, pekara (panetteria), scolaresche con guida davanti e addetto alla sicurezza dietro, periferia con palazzoni e bambini ai semafori, edifici abbandonati, fiume, banche, buchi di proiettili nelle case e nei palazzi, cimiteri mussulmani con lapidi bianchissimelungo le strade, alberi, vicoli, piazzette, biblioteca nazionale, stazione centrale dei treni vuota, internet-caffè, profumo di narghilé, locali notturni, fiume di giovani di sera nelle vie del centro, buchi lasciati dall
e bombe (ricoperti di
cemento rosso per ricordare il sangue della guerra) nei marciapiedi, fedeli che pregano seguendo la voce del muezzin, ramadan, integrazione, punto panoramico, bus, tram, thè al baretto vicino alla stazione dei taxi, indifferenza, mercatino dell’usato nel ponte, compratori di conigli, fila per la mensa
comune,gente che ride, treno che parte…sabato, ottobre 13, 2007
-Cosa vai a fare- mi ha detto mia madre la sera prima di partire -Tanto non cambierà niente come sempre-. -Ma che guerre ci sono attualmente per cui andare a marciare- mi ha chiesto mio fratello. Con queste premesse sono partito domenica 7 ottobre alle 3.30 con Ilaria e altre persone per la Marcia della Pace Perugia-Assisi 2007. Ammetto che sono partito non completamente consapevole del valore simbolico di quello che stavo andando a fare e l’avevo presa quasi come una gita (Ilaria e le sue amiche invece erano già entrate nell’atmosfera della marcia dopo che si sono trovate per dipingere delle magliette che hanno poi indossato).
TUTTI I DIRITTI UMANI PER TUTTI: questo è stato lo slogan che ha accompagnato la marcia di quest’anno. A me era arrivata una mail di una associazione legata al Tibet che invitava a vestirsi di rosso in solidarietà al popolo dell’ex Birmania oppressa da una dittatura militare (comunista, come hanno precisato “certi” giornali, come se avesse importanza; una dittatura è sempre una dittatura). Così ho indossato una maglia rossa (ovviamente firmata, non avevo altro di rosso; d’altronde anch’io predico bene e razzolo male) e ho potuto osservare che molti altri l’hanno fatto. Abbiamo fatto quasi tutto il tragitto; non siamo riusciti però ad arrivare ad Assisi centro, sia per la stanchezza (dopo quasi 20 km) sia perché la corriera ci aspettava per il ritorno a casa.
Gente diversa, associazioni diverse, bandiere diverse, striscioni diversi ma tutti uniti da un obbiettivo comune: LA PACE. Ogni persona ha il proprio modo di manifestare e portare avanti la sua idea di pace: chi si batte perché l’acqua non diventi una merce, chi difende la causa di 5 prigionieri politici cubani detenuti in USA, monaci che sensibilizzano sul problema birmano e del Tibet, scout da tutta Italia sia laici sia legati alla religione, studenti delle scuole superiori e dell’università, chi vuole le bombe atomiche fuori dall’Italia, chi difende i diritti dei lavoratori, chi quelli dei disabili, chi difende l’ambiente, chi osserva dalle finestre, chi vuole liberarsi dagli OGM, chi dalla mafia (associazione LIBERA), Emergency, Amnesty International, Sinistra ecologista, CGIL, Comunisti italiani, Acli, Arci, Verdi, Ong da tutta Italia, i No dal Molin.
L’atmosfera che ho respirato è stata davvero fantastica e la gita si è trasformata in una giornata sì di festa ma con la consapevolezza che tutti noi possiamo e dobbiamo impegnarci per costruire giorno per giorno e passo dopo passo un qualcosa di migliore, ognuno con le lotte (non violente) e le idee che porta avanti per poi tutti insieme manifestarle in giornate come questa. L’unica cosa che mi ha fatto riflettere è stata la presenza non indifferente di rifiuti lungo i fossi (tra me e me avevo proposto di fermarsi tutti e di ripulire; si sarebbe fatta una bella cosa e con pochissimo sforzo) e il fatto che molti volantini che venivano consegnati durante la marcia finivano per terra. Ecco, per me la pace è anche rispettare l’ambiente e anche se poi qualcuno avrà pensato che tanto qualcun altro passerà a ripulire,beh iniziamo noi a farlo! I piccoli passi sono quelli che contano!
W LA PACE!
sabato, settembre 29, 2007
Croazia – Bosnia Erzegovina Settembre ’07
.. inizialmente dovevamo andare in Normandia, era un pezzo che se ne parlava, qualche anno fa, quando abbiamo avuto modo di percorrere in macchina quelle lunghe e dritte stradone nelle colline a nord-est della Francia, tra noi dicevamo: “questi posti sono l'ideale per venirci in bici finchè siamo giovani e poi passarci la vecchiaia quando arriverà il momento della pensione”.
Fatto sta che il nostro progetto non è andato in porto per una serie di motivi.
Il nostro "compagno" (così si capisce da che parte stiamo) :-) Guido da un pezzo ci raccontava delle sue esperienze in Bosnia, dei posti che visitava e delle persone che incontrava, al chè ci siamo detti: “perchè non fare un giretto per la Bosnia, e, dato che ci siamo, arrivare a Sarajevo?”.
Infatti il giorno 15 settembre partiamo per questa nuova avventura. L'itinerario comincia da Velika Gorika, una cittadina a sud di Zagabria, scelta per evitare il caos della capitale e, dato che ci spostiamo in macchina, trovare un riparo sicuro per la marea.
Partiamo da Pojana alle 13.30 e dopo 500 km, alle 21.00 arriviamo a Velika dopo esserci persi per un poco a Zagabria.
Deviamo per una stradina a caso e troviamo Tibor, ragazzo croato che prende a cuore la nostra situazione, infatti non avevamo idea di dove parcheggiare la macchina; prima di partire, leggendo in qua e in là, sconsigliavano di lasciare per strada incustodita le macchina, cosa che poi è avvenuta (dopo però avere studiato il posto).
Tibor cerca di aiutarci ma non riesce a trovare una soluzione, è stato è un nobile lo stesso!
16 settembre VELIKA GORICA - KOZARSKA DUBICA 106 km
Il giorno 16 comincia ufficialmente il tour, partiamo verso le nove in direzione Bosnia (BiH), infatti oggi dovremmo arrivare e superare il confine tra la Croazia e la Bosnia.
La strada inizialmente è monotona, cominciamo a vedere le case senza malta, solo bimattone, le quali ci accompagneranno durante tutto il viaggio, poco alla volta ci renderemo conto che sono una costante, dovuta probabilmente alla mancanza di soldi per completare l'opera.
Per cena arriviamo a Kozarska Dubica dove troviamo ospitalità da un benzinaio affittastanze.
17 settembre KOZARSKA DUBICA - BANJA LUKA 91 km.
La giornata comincia in farmacia dove prendiamo un simil nimesulide prodotto in India per motivi di salute, infatti il 50 % della squadra non è in forma, il mal di gola con qualche linea di febbre sta covando..
Oggi la strada è piacevole, attraversiamo delle vallate immerse nel verde degli alberi e dei campi che i contadini sono riusciti a strappare ai monti; l'atmosfera è rilassata, lungo la strada vediamo spesso donne e uomini indaffarati nelle faccende di tutti i giorni, noi abbiamo beccato il "periodo della legna".
Spessissimo vedevamo cumuli di legna pronta per l'inverno e persone intente nello spaccare le "socche".
Tra una sosta, una mela e un caffè andiamo avanti senza problemi, facciamo una fermata in una baracchetta nella quale tre uomini sono indaffarati a bere birra e fumare.
La loro gentilezza quasi ci sorprende quando ci preparano la tavola per il nostro spuntino..
Comincia poco dopo la "strada della morte", 50 km di statale in cui gli autotreni più volte ci hanno sfiorato e dei simpaticoni sfoggiano le loro armi fingendo di travolgerci.
Lo smog delle vetture è continuo, forse la revisione non è obbligatoria.
La fortuna ci aiuta e arriviamo indenni a Banja Luka, ci sistemiamo in hotel.
18 settembre BANJA LUKA - ? (posto imprecisato tra B.L e Jajce)
Usciamo dal traffico cittadino e cominciamo la giornata "lavorativa" , anche oggi purtroppo ci sono dei problemi fisici che durante la giornata ci spingeranno a fermarci nel posto imprecisato. Pedaliamo, ci guardiamo intorno, osserviamo le persone che passano sotto i nostri occhi nello scorrere della strada; i Balcani ci accompagnano nel tragitto, ad un certo punto decidiamo per una pausa nel posto mitico ODMOR dove beviamo un caffè bosniaco ( turco ).
Il posto è spartano ma accogliente, con le galline che ci beccano il pane da sotto i piedi. Continuiamo ancora per poco in quanto la situazione peggiora e decidiamo di fermarci alle 13.00 ca al motel LAV a pochi km dal confine della Repubblica Srpska (Serba), dopo questo comincia Herzegovina.
Passiamo il resto della giornata a letto, leggendo e dormendo.
19 settembre
Appena svegli decidiamo di stare fermi una giornata per motivi di salute.
Come ieri si resta a letto, leggendo e parlando.
20 settembre ? - TRAVNIK km 97
Partiamo mattinieri per recuperare qualche km lasciato indietro nei giorni di fermo forzato, strada piacevole e pedaliamo senza tanta fatica.
Sosta per prendere acqua e mele, troviamo persone simpatiche e disponibili che ci offrono la famosa grappa sligoviz e preziose indicazioni sul percorso giornaliero; volevamo infatti prendere una strada alternativa in modo da non trovare traffico, ma i nostri amici ci dicono, o meglio noi così capiamo, non essere una buona idea in quanto la strada non risulta essere asfaltata.
Nell'avvicinarci alla meta giornaliera passiamo paesini curati e caratteristici; arrivando a Travnik sentiamo l'oriente che c'è stato e tutt'ora c'è.
Molte ragazze con il velo passeggiano per la cittadina, nelle moschee i fedeli pregano -è anche il mese del Ramadan-, noi osserviamo..
21 settembre TRAVNIK - SARAJEVO km 93
Oggi è il giorno che ci porterà nella capitale bosniaca; cominciamo la giornata in salita, in un supermercato veniamo infatti pedinati dalle commesse, temevano furti da parte nostra.
Abbiamo provato per un istante la sensazione che appartiene probabilmente a "chi non è come noi vorremmo".
Immagazziniamo e proseguiamo, dopo ca 80 km per un'autostrada non molto sicura arriviamo alla periferia di Sarajevo.
Enormi edifici popolari aprono l'ingresso al cuore della città, si vedono in modo chiaro i segni delle bombe e dei proiettili sugli edifici.
Non è come entrare in una grossa città e basta, si viene catturati da una particolare sensazione, o emozione, che ti avvolge. Credo sia la suggestione di ciò che è successo in quei luoghi, ma anche il fatto di essere in una città dove convivono, a noi è sembrato tranquillamente, musulmani, cristiani ed ebrei, dove a pochi metri una dall’altra si può vedere una moschea ma anche il campanile di una chiesa…
Alla faccia del PORK DAY.
Giriamo per la città per trovare una sistemazione, a Bascarsija, definito il cuore turco della città, troviamo un ostello che diventerà la nostra casetta per i prossimi gg.
La giornata si conclude con una cena da Barhana, un ottimo locale gestito da ragazzi del posto.
22 settembre
Alle 6.45 siamo per le strade semi deserte di Bascarsija, la temperatura è bassa, ci saranno 8/10 C°, dopo che il ragazzo dell'ostello ci illustra i posti da non perdere cominciamo il tour della città.
Prima tappa alla Biblioteca Nazionale, simbolo del delirio della guerra, bruciata nel '92 assieme a 2 milioni tra libri, saggi, riviste, periodici.
Ci fermiamo a vedere il luogo dove nel 1914 venne ucciso l'arciduca austriaco Francesco Ferdinando d'Austria da parte del nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip (avvenimento che fece scoppiare la prima guerra mondiale[1]). Poco distante entriamo nelle chiesta di S. Antonio dove un attento sacerdote stava preparando dei bouquet di fiori.
Lasciamo la bici in ostello e a piedi giungiamo su un'altura da dove si vede bene la città, sentiamo i muezzin chiamare i fedeli a raccolta, l'eco delle voci ci giunge a 360° infatti le moschee sono disseminate un pò ovunque.
La serata la passiamo girando ancora per il quartiere vecchio, entriamo nel recinto di una moschea (nel periodo del Ramadan non si può visitare l'interno) e restiamo ammagliati dal suono della voce del muezzin e dai movimenti ritmici e inusuali (per noi che non conosciamo) dei fedeli.
23 settembre SARAJEVO – POJANA
Alle 10.26 montiamo nel treno che dopo nove ore ci porta a Velika, arriviamo alle 20.00, la macchina è sana, cena finale e alle 2.30 siamo a casa.
alberto, federico.
[1] Da http://it.wikipedia.org/wiki/Sarajevo






